Intervista a Sara Noris

 
Sara Noris è un’anziana signora, vivace, dall’accoglienza semplice e ospitale, dalle parole essenziali pronunciate per lo più in dialetto bergamasco.

Di sua figlia conserva più il dolore di quanto è successo o la gioia di questo momento?
Ho sofferto tanto e ho versato tante lacrime. Non mi facevo vedere dai miei figli: non era giusto farlo davanti a loro. Però il mio pensiero per molto tempo inseguiva i movimenti di Pierina: a quest’ora sarebbe tornata a casa, in questo momento sarebbe stata in quel luogo, avrebbe fatto la tal cosa… Ho fatto questi pensieri per anni e anni… Ora, certo, è tutto diverso.

Quando ha cominciato a passare dal dolore alla gioia per il fatto che sua figlia era ritenuta da tutti una santa una ragazza?
Non mi sono mai fatta pensieri di questo genere. Ci sono voluti centinaia di anni per riconoscere la santità di una persona. Non mi aspettavo proprio niente. E poi non ho mai trovato niente di particolare in mia figlia Era diversa dalle altre ragazze, ma nello stesso tempo era una ragazza come tutte le altre. Certo è stata tutta grazia del Signore. Solo in questo modo riesco a spiegarmi come ho potuto mandare una bambina, da otto anni in poi, durante le vacanze, a scuola di cucito per imparare qualcosa, perché allora eravamo tutti poveri e la Pierina era la prima dei figli.

Quanti figli ha avuto?
Non tanti: nove! Quando è morta la Pierina l’ultimo aveva nove anni. Lei ne aveva 26.

Ora quanti nipoti ha?
Diciassette! Ed io li ricordo tutti e dico alla mia Pierina: Pierina, ricordati di quel “birbante”, aiuta la piccola, tieni la mano sulla testa a quell’altro…

Le capita quindi di pregare Pierina per i suoi figli e nipoti?
Ma certo! Noi siamo cresciuti non pregando mai per noi stessi, ma per i figli. E allora chiedo alla Pierina di aiutarli tutti, perché, sa, la vita oggi va così, ma domani potrebbe anche cambiare… Non si sa mai cosa potrebbe accadere.

Ha sperimentato un aiuto particolare di sua figlia per tutta la famiglia?
Molto, molto.

Sua figlia è morta per difendere la sua purezza. Oggi questo valore non è certamente ai primi posti. Cosa ne pensa di questo mondo così diverso?
Penso solo che una volta non avevo paura di uscire sola la sera per andare incontro ai figli che tornavano a casa tardi. Oggi sì. Si sentono troppe cose!

Ha fatto qualche miracolo sua figlia?
Non lo so. Non ho mai sentito niente. E poi di queste cose non parlo mai con la gente.

Come hanno vissuto i fratelli la vicenda di Pierina?
Io non ho mai fatto domande di questo genere ai miei figli, perché mi sembra una cosa troppo personale. Ognuno conserva il proprio ricordo.

Avete sempre abitato in questa casa?
Sono 57 anni che sto qui. Quando sono arrivata la Pierina aveva quattro anni.

Quindi per scendere in paese e per recarsi al lavoro la Pierina andava sempre a piedi?
D’estate e d’inverno per recarsi al lavoro e alla Messa alle ore 5,15, mia figlia percorreva ogni giorno 5-6 km di andata e altrettanti al ritorno, di strada nel bosco. Quando aveva il turno di lavoro dalle 6 alle 14, partiva alle 4.30 del mattino. E sempre a piedi. Non avevamo altri mezzi, eravamo poveri.

Ha sempre perdonato subito o ha fatto fatica?
Ascolti: se non perdonavamo, cosa avrei potuto insegnare a tutti gli altri figli? E poi, se ci fosse stata vendetta cosa sarebbe successo? Così siamo sicuri di non aver fatto del male a nessuno. Quel ragazzo è stato un povero sventurato, non un disgraziato, ma uno sventurato. Era sano di mente, ma non è tutta colpa sua, non viveva con la mamma.

Non vi ha mai chiesto perdono?
No. Io non l’ho mai visto! Non aveva nessun senso ucciderla. Se fosse stato il giorno di paga poteva esserci il pretesto dei soldi. Ma così…

E’ vero che la Pierina aveva manifestato il desiderio di farsi suora?
Sì, è vero. Aveva allora sedici ani. Ma con il suo lavoro aveva capito di essere un aiuto anche economico per tutti. Io non l’avrei mai spinta, ma se lei avesse insistito, l’avrei lasciata libera; non si può forzare nessuno!

Le ha parlato del suo pellegrinaggio a Roma in occasione della beatificazione di Maria Goretti e del suo desiderio di offrire la vita al Signore?
Sì. Ma non ci ho fatto caso. Noi siamo di carattere un po’ chiuso e poi, una volta, non c’era tutta la confidenza di adesso; i figli da seguire e da ascoltare erano tanti. Ho capito tutto dopo, quando è morta.

[a cura di Egidio Monzani, in Cavalieri dell’Immacolata, novembre 1987]

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